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Alcuni laici amerini, ispirati da Dio, donarono alcune loro case e alcuni letti perché servissero ai poveri e ai pellegrini, i quali potessero così essere gratuitamente ospitati in Amelia, e a questo scopo si organizzarono e chiamarono queste case e l’associazione da essi fondata Fraternita di S. Maria

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L’OSPITALE DELLA FRATERNITA DI SANTA MARIA DEI LAICI

Questo edificio nasce con lo scopo principale di ospitare i pellegrini e dare alloggio ai viandanti. Col passare del tempo queste strutture ricettive assunsero anche il compito di curare coloro che si ammalavano per strada finché questa seconda funzione divenne predominante dando vita all’accezione moderna del termine “ospedale”.

Già dai primi anni del sec. XII si ha notizia certa dell’esistenza nei dintorni di Amelia di un ospizio per viandanti, quello di S. Giacomo, che sorgeva dove ora si trova il Convento dei Cappuccini, situato sulla via Amerina, nel tratto proveniente da Todi/Perugia in direzione di Roma, 3 km circa più a nord di Amelia, edificio attualmente abitato dalla Fraternità Vocazionista.

Di lì a poco, probabilmente in occasione del Giubileo del 1300, ne nacquero altri due, segno evidente di come l’antica via Amerina fosse ancora uno dei percorsi privilegiati da quanti si recavano a Roma. Ma la struttura ospitaliera preminente in Amelia fu quella che si trovava all’interno della città a breve distanza dalla porta principale, gestito appunto dalla Fraternita di Santa Maria dei Laici. Lo statuto originale pervenuto fino a oggi è del 1355 ed è stato esposto, come esempio mirabile, nella grande mostra di palazzo Venezia “Romei e Giubilei” in occasione del Grande Giubileo del 2000, essendo l’ospedale di Amelia ritenuto uno dei più antichi d’Italia tuttora funzionante (quindi senza soluzione di continuità) dal momento della sua fondazione.

Donazioni e lasciti elargiti dai privati cittadini aumentarono a tal punto le rendite della Fraternita che questa fu in grado di offrire un cospicuo contributo di 100 ducati per la fondazione nel 1470 del Monte di Pietà, che si stabilì proprio nella sede dello stesso Ospitale, per combattere la piaga dell’usura e fungere da banca per i cittadini più poveri e bisognosi ed i contadini. Uno dei primi in Italia, considerando che il primo in assoluto sorse a Perugia nel 1462, per iniziativa del santo frate francescano Barnaba Manassei da Terni. 

Nei primi anni del 1500 nacque un nuovo Ospitale a fianco dell’antico gestito dalla fraternità di Santa Maria dei Laici: l’Ospitale di San Leonardo per le donazioni di Pietro Racani, facoltoso mercante amerino, l’ultima delle quali avvenne nel 1505  e da allora la gestione del nuovo ospedale venne affidata all’Ordine dei Canonici di Sant’Antonio di Vienne dal quale poi assunse il nome di Ospitale di Sant’Antonio.  Gli Antoniani erano specializzati nella cura dell’ergotismo o “fuoco di Sant’Antonio” nonché delle malattie infettive più gravi, allora molto diffuse. Da questo momento la vita dei due ospedali affiancati procede di pari passo. Nel 1570 intanto era nata anche la Confraternita di San Giovanni Decollato che aveva ricevuto da quella di Santa Maria dei Laici l’uso di un oratorio posto dietro la Chiesa dell’Ospedale. A questo periodo vanno attribuiti numerosi rifacimenti strutturali dell’edificio, anche in seguito ad un evento ritenuto miracoloso (sudore apparso sull’immagine della Madonna venerata dalla originaria Fraternita) che impose al Comune di elargire un cospicuo contributo per ampliare e decorare la primitiva cappella realizzata sotto gli archi posti lungo la via.

Nel  1772  il vescovo Struzzieri decretò la soppressione dell’ospitale degli Antoniani facendolo confluire con i suoi cospicui beni in quello di Santa Maria dei Laici che continuò ad operare in questa struttura per un ulteriore ventennio circa, fino a quando non venne gradualmente trasferito  presso il soppresso monastero di S. Stefano, ove ancora oggi opera l’attuale ospedale civile, del completamento del quale si ha notizia certa nel 1796.

Con il trasferimento dell’attività ospedaliera nel nuovo sito ha avuto inizio il graduale smembramento del vecchio ospedale in seguito al quale rimasero attivi soltanto la chiesa, l’oratorio attiguo e i locali annessi, gestiti dalle Confraternite della Misericordia e di san Giovanni decollato.

Negli anni sessanta del secolo scorso i locali delle Confraternite, detti dell’Ospedaletto, vennero adibiti a Centro Culturale intitolato a S. Fermina, patrona della città.

Altre parti dell’antico Ospitale sono pervenute nel tempo a privati, a diverso titolo. Una di queste, ove sorgeva il nucleo principale dell’ospitale ed il monte di pietà, pervenuta alla famiglia Ercolani è stata donata dall’ultimo discendente Severino, alla parrocchia di san Francesco all’inizio degli anni novanta del secolo scorso, ove attualmente tra l’altro ha sede la Fondazione per il Cammino della Luce che si dedica come ai tempi antichi all’accoglienza dei pellegrini che transitano sulla via Amerina.

 

EX CHIESA DELLA MISERICORDIA SANTA MARIA DEI LAICI

La chiesa che affaccia su via della Repubblica è composta da tre vani comunicanti, con ingresso laterale, ottenuto tamponando le arcate di un portico preesistente.

Il soffitto è decorato a fresco con uno stile a grottesche, nella parte centrale della volta c’è raffigurata la Vergine Orante all’interno di un medaglione esagonale incorniciata da una ghirlanda floreale, da cui si dipartono quattro figure femminili su fondo rosso in stile pompeiano, ai lati sopra agli altari vediamo incorniciati in medaglioni ovali lo Spirito Santo e Dio Onnipotente a sinistra. Lo stile a grottesche tipico della fine del Cinquecento, ad Amelia lo ritroviamo come decorazione di diversi monumenti come la Cappella Farrattini in Cattedrale attribuita agli Zuccari e nei soffitti del nobile Palazzo Petrignani. La volta della chiesa è ciò che resta di un complesso ornamento a stucco e a affresco sicuramente più ampio che risulta essere stato modificato in prossimità delle due pareti laterali, perpendicolari all’ingresso.

Ai lati della dell’opera dell’Agresti si inseriscono due tele raffiguranti Il Battesimo di San Giovanni Battista e La Predica del Santo alle genti, attribuite a Liotardo Piccioli, allievo dello stesso Agresti. In una delle due tele è segnata la data 1604 che costituisce un riferimento cronologico importante per datare una seconda fase decorativa legata alla trasformazione dell’Oratorio. In questa data dovettero essere realizzati i due prospetti d’altare.

L’altare a destra dell’entrata ha al centro la scultura policroma di Sant’Antonio Abate, in ricordo del periodo in cui l’Ospitale era gestito dai monaci di S. Antonio di Vienne che si dedicavano alla cura dei pellegrini affetti dal “fuoco di S. Antonio” l’herpes zoster ed anche di coloro che erano colpiti da altre gravi malattie infettive, come la peste ed il colera. Ai lati del Santo le due statue classicheggianti monocrome dei Santi patroni della Città di Amelia Santa Fermina che tiene in mano la città di Amelia e Sant’Olimpiade vestito da soldato romano. I due Santi in posizione analoga li ritroviamo ai lati della Crocifissione nel dipinto di Livio Agresti (1557) oggi nel Museo Archeologico.

Nell’altare di sinistra, al centro un’immagine della Madonna da sempre venerata in questo luogo, però l’opera originale non è rintracciabile, mentre la Madonna che oggi si venera sull’altare è certamente più tarda (fine 1600) e completamente diversa dalla primitiva immagine (si presume) che era dipinta direttamente sul muro. Ai lati della Madonna inseriti nelle nicchie decorate con stucchi dorati abbiamo le sculture di San Giovanni Evangelista e a destra e dall’altro lato San Giovanni Battista.

Nel 1570 la Confraternita della Misericordia di Amelia, in occasione dell’aggregazione alla compagnia di San Giovanni Decollato di Roma, riceve l’uso dell’oratorio posto dietro la chiesa dell’ospedale. Questo comportò la trasformazione della chiesa della Misericordia in Oratorio, che vide interventi importanti come la chiusura del portico, un nuovo orientamento della chiesa, la creazione di due prospetti d’altare la cui tipologia è riferibile ai fratelli Grimani, attivi in quel periodo anche a Stroncone dove realizzarono un altro Oratorio di San Giovanni Decollato molto simile (1575-1595).

Nella sala del coworking, potete trovare una copia di “La Decollazione del Battista” su olio su tavola, firmata e datata 1571, dal pittore forlivese Livio Agresti detto il Ricciutello. A testimonianza dello stretto legame che aveva l’Agresti con la Confraternita, questa stessa opera è stata replicata uguale per l’analogo oratorio di Lugnano in Teverina (1573).